24) Adorno. Dopo Auschwitz.
Prima lettura.

 Secondo il filosofo tedesco, dopo Auschwitz la trascendenza non
offre pi all'immanenza alcun significato. Auschwitz ha lo stesso
effetto nel campo del sociale che il terremoto di Lisbona ha avuto
nel campo dei fenomeni naturali (confronta Quaderno secondo/7,
Introduzione). La malvagit umana ha realizzato l'inferno reale.
Th. W. Adorno, Dialettica negativa (vedi manuale pagine 362-365).

 Non  pi possibile affermare che l'immutabile sia verit e il
mosso apparenza caduca, l'indifferenza reciproca del temporale e
delle idee eterne, neppure con il pretesto hegeliano che
l'esistenza temporale serva - grazie all'annientamento implicito
nel suo concetto - all'eterno, che si presenta nell'eternit
dell'annientamento. Uno degli impulsi mistici, secolarizzato nella
dialettica, fu la dottrina della rilevanza dell'intramondano,
storico per ci che la metafisica tradizionale privilegiava come
trascendenza, o almeno, detto meno gnosticamente e radicalmente,
per la posizione della coscienza rispetto ai problemi che il
canone filosofico assegnava alla metafisica. L'impressione che,
dopo Auschwitz, si ribella ad ogni affermazione di positivit
dell'esistenza come una consolazione a poco prezzo, ingiustizia
nei confronti delle vittime, la resistenza contro la possibilit
di spremere dal loro destino un qualche senso per quanto esiguo,
ha un suo momento oggettivo dopo eventi che ridicolizzano la
costruzione di un senso dell'immanenza, irraggiato dalla
trascendenza posta affermativamente. Una tale costruzione afferm
la negativit assoluta e collabor ideologicamente alla sua
persistenza, che comunque  realmente implicita nel principio
della societ esistente fino alla sua autodistruzione. Il
terremoto di Lisbona, fu sufficiente per guarire Voltaire dalla
teodicea leibniziana, e la catastrofe ancora comprensibile della
prima natura fu minima confrontata con la seconda, sociale, che si
sottrae all'immaginazione umana, preparando l'inferno reale sulla
base della malvagit umana. La capacit alla metafisica 
paralizzata perch ci che  successo ha mandato a pezzi la base
dell'unificabilit del pensiero speculativo metafisico con
l'esperienza. Ancora una volta trionfa, indicibilmente, il motivo
dialettico del rovesciarsi della quantit in qualit. La morte,
con l'assassinio burocratico di milioni di persone,  diventata
qualcosa che non era mai stata tanto da temere. Non c' pi alcuna
possibilit che essa entri nella vita vissuta dei singoli come un
qualcosa che concordi con il suo corso. L'individuo viene
spossessato dell'ultima e pi misera cosa che gli era rimasta.
Poich nei campi di concentramento non moriva pi l'individuo, ma
l'esemplare, il morire deve attaccarsi anche a quelli sfuggiti a
tale misura. Il genocidio  l'integrazione assoluta che si prepara
ovunque, dove uomini vengono omogeneizzati, scafati - come si
dice in gergo militare - finch li si estirpa letteralmente,
deviazioni dal concetto della loro completa nullit. Auschwitz
conferma la norma filosofica della pura identit come morte.
Th. W. Adorno, Dialettica negativa, Einaudi, Torino, 1975, pagine
326-327.

Seconda lettura.

 Dopo Auschwitz, Hitler ci costringe ad impegnarci con tutte le
nostre forze per fare in modo che ci che  avvenuto non possa
ripetersi. Questo  diventato l'imperativo categorico della
nostra epoca. Auschwitz dimostra inconfutabilmente il fallimento
della cultura e dell'interpretazione illuminista della storia. Ma
la negazione della cultura non  una soluzione. Neppure il
silenzio.
Th. W. Adorno, Dialettica negativa (pagine 362-365).

 Hitler ha imposto agli uomini nello stato della loro illibert un
nuovo imperativo categorico: organizzare il loro agire e pensare
in modo che Auschwitz non si ripeta, non succeda niente di simile.
Questo imperativo  tanto resistente alla sua fondazione quanto
una volta la datit di quello kantiano.
 [...]..
 Auschwitz ha dimostrato inconfutabilmente il fallimento della
cultura. Il fatto che potesse succedere in mezzo a tutta la
tradizione della filosofia, dell'arte e delle scienze
illuministiche, dice molto di pi che essa, lo spirito, non sia
riuscito a raggiungere e modificare gli uomini. In quelle regioni
stesse con la loro pretesa enfatica di autarchia, sta di casa la
non verit. Tutta la cultura dopo Auschwitz, compresa la critica
urgente ad essa,  spazzatura. Poich essa si  restaurata dopo
quel che  successo nel suo paesaggio senza resistenza, 
diventata completamente ideologia, quale potenzialmente era dopo
che, in opposizione all'esistenza materiale, presunse di soffiarle
la luce, offertale dalla divisione tra lavoro corporale e spirito.
Chi parla per la conservazione della cultura radicalmente
colpevole e miserevole diventa collaborazionista, mentre chi si
nega alla cultura, favorisce immediatamente la barbarie, quale si
 rivelata essere la cultura. Neppure il silenzio fa uscire dal
circolo vizioso: esso razionalizza soltanto la propria incapacit
soggettiva con lo stato di verit oggettiva e cos la degrada
ancora una volta a menzogna.
Th. W. Adorno, Dialettica negativa, Einaudi, Torino, 1975, pagine
330-331.
